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Dian Fossey

Parlare dei Gorilla di montagna porta obbligatoriamente a parlare di Dian Fossey, una zoologa ricercatrice statunitense che dedicò gran parte della sua vita allo studio e alla protezione di questa specie.

 

Dian Fossey nacque il 16 gennaio 1932 a San Francisco, nello stato della California. Scoprì il suo amore per gli animali quando era ancora una bambina e questo amore non si affievolì nel corso degli anni: dopo aver conseguito il diploma a San Francisco si iscrisse alla facoltà di veterinaria dell’Università della California, nonostante il parere contrario del patrigno. I suoi genitori divorziarono infatti quando lei aveva appena sei anni; Dian fu affidata alla madre, che si risposò con un uomo d’affari che avrebbe voluto per lei un percorso di studi in ambito economico. Sopraggiunte alcune difficoltà con le materie scientifiche del suo corso, durante il secondo anno di studi si trasferì al San Jose State College, dove si laureò nel 1954 in terapia occupazionale. Dopo aver conseguito ulteriori specializzazioni si trasferì nel Kentucky, dove divenne direttore del dipartimento di terapia occupazionale in un ospedale di Louseville. Lavorò come terapista occupazionale per molti anni, fino a quando non iniziò ad interessarsi ai gorilla, dopo la lettura delle opere del famoso zoologo George Schaller. Il suo spirito di iniziativa e la passione per gli animali tornarono a quel punto a farsi sentire, spingendola ad autofinanziarsi un viaggio in Africa di sette settimane. Oltre a portarla in diversi paesi dell’Africa (Kenya, Tanzania, Congo e Zimbabwe), quel particolare viaggio fu una svolta nella sua carriera. Durante la sua permanenza in Tanzania ebbe infatti modo di incontrare e conoscere Louis Leakey, al tempo uno dei paleoantropologi più famosi al mondo. Questo incontro la portò a diventare, in seguito, una delle cosiddette Leakey’s Angels (un gruppo soprannominato anche “Trimates”). Si trattava di un trio di ricercatrici che il famoso zoologo aveva inviato in diversi luoghi, per svolgere studi sui primati nei loro ambienti naturali. Jane Goodall era già stata inviata in Tanzania a studiare gli scimpanzé, mentre Biruté Galdikas sarebbe stata mandata poco dopo nel Borneo a studiare gli orangutan.

Nel 1966 Dian Fossey lasciò il suo lavoro in ospedale e, dopo aver frequentato un corso di primatologia, si trasferì in Africa per iniziare il suo lavoro di ricerca. Da quel momento in poi e per i successivi vent’anni non lasciò l’Africa che per brevi periodi.

Nel 1967 fondò il Centro di Ricerca Karisoke, in Ruanda, per osservare il comportamento dei gorilla che abitavano in quella zona. Cercando un modo per entrare in contatto con questi esemplari, Dian prese spunto dalla sua precedente esperienza come terapista occupazionale: si accorse che i gorilla si abituavano alla sua presenza se imitava le loro azioni ed i loro suoni, mantenendo un comportamento remissivo. Grazie a questa intuizione arrivò ad individuare diversi gruppi intorno al centro di ricerca e a comprenderne le dinamiche di organizzazione. Scoprì che essi vivevano in piccoli gruppi formati da una dozzina di individui guidati da un leader, che instauravano legami familiari proteggendosi l’un l’altro, senza allontanarsi mai gli uni dagli altri. Nonostante avessero fama di essere creature pericolose, Dian notò come perfino i maschi adulti trattassero con estrema tenerezza i piccoli gorilla; si convinse del fatto che i gorilla non erano volutamente violenti, ma al contrario piuttosto socievoli, addirittura in grado di affezionarsi agli esseri umani. Una volta conquistata la fiducia dei branchi che vivevano intorno al centro di ricerca, Dian riuscì ad entrare in contatto con loro e se ne affezionò enormemente. I suoi studi ebbero un tale successo che nel 1970 il National Geographic Magazine inviò un suo fotografo, Bob Campbell, per documentarne il lavoro, riconoscendo in questo modo il suo ruolo come una delle principali esperte mondiali di gorilla africani. Dal materiale raccolto da Campbell, il National Geographic Channel realizzò un documentario sull’attività della zoologa, dal titolo “The Lost Film of Dian Fossey”, per raccontare gli studi e le difficoltà dei lavori di ricerca durante il periodo di permanenza in Ruanda. A testimonianza del rapporto di fiducia che Dian era riuscita ad instaurare con i gorilla vi sono anche una serie di scatti fotografici realizzati dallo stesso Campbell, che le procurarono una certa fama; fama che Dian utilizzò per perorare la causa dei gorilla, continuamente minacciati dai bracconieri che ne sterminavano esemplari su esemplari mettendo a rischio l’intera specie. Questo suo attivismo si acuì in particolare nel 1977, quando uno dei gorilla da lei più amati, un giovane maschio che aveva battezzato Digit, venne trovato senza vita, ucciso dai bracconieri mentre tentava di difendere la propria famiglia. L’accaduto spinse Dian a fondare il Digit Fund, per raccogliere fondi contro il bracconaggio (che oggi porta il nome Dian Fossey Gorilla Fund International). Successivamente, altre uccisioni di gorilla la portarono a dedicare sempre più energie alla salvaguardia dell’habitat naturale dei gorilla, alla lotta contro il bracconaggio e all’opposizione contro la cattura di esemplari da parte degli zoo dei vari paesi europei per esporli nelle loro strutture. La battaglia, decisa ed incessante, fu intrapresa dalla studiosa senza mezzi termini e senza esclusione di colpi: è in parole povere merito suo se oggi in quelle zone esistono ancora i gorilla di montagna. Tuttavia, quella stessa lotta che ha consentito la sopravvivenza dei gorilla potrebbe invece essere stata la causa della prematura morte della zoologa: Dian Fossey fu infatti uccisa la sera del 26 dicembre 1985, all’età di 53 anni. Venne ritrovata il giorno successivo nella sua capanna del Centro Ricerca di Karisoke, assassinata a colpi di panga, un arnese locale usato dai bracconieri per colpire a morte i gorilla caduti in trappola. La sua morte rimane ancora oggi un mistero, avvolto nelle nebbia, proprio come nel titolo del libro da lei scritto: “Gorilla nella Nebbia” (Gorillas in the Mist), considerato ancor oggi uno dei migliori manuali per lo studio teorico delle abitudini dei gorilla. Da questo bestseller e dalla sua vita fu tratto un film, “Gorilla nella nebbia: la storia di Dian Fossey”, che nel 1989 valse a Sigourney Weaver una nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista e la vincita di un Golden Globe. Se la sua morte sia stata opera dei bracconieri, ostacolati dalla sua attività di protezione degli animali, di qualche mandante esterno (intralciato dalla sua opposizione al turismo poco rispettoso dell’ambiente) o, ancora, di qualcuno più vicino a lei (si sospettò addirittura dei suoi collaboratori all’interno del campo) è una domanda che ancora oggi non ha trovato risposta. Purtroppo questo non cambia il fatto che Dian lasciò prima del tempo la sua battaglia per la salvaguardia dei gorilla, continuata oggi dall’associazione che porta il suo nome. Quello che è certo, invece, è che il suo corpo riposa ora nel piccolo cimitero di Karisoke, in Ruanda, accanto ai gorilla a cui tanto si era affezionata, accompagnato da un epitaffio che la ricorda e che descrive con magnifica semplicità la sua vita: “Nessuno ha amato i gorilla più di lei..”.