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La salvaguardia degli scimpanzè in Uganda

Gli scimpanzé (Pan troglodytes) costituiscono uno dei tre membri della famiglia delle “grandi scimmie“ che vivono in Africa, insieme ai gorilla ed ai bonobo o scimpanzé pigmei (geneticamente i più vicini alla nostra specie). Un quarto membro di questa famiglia è rappresentato dagli orang-utan che vivono nel continente asiatico. Gli scimpanzé vivevano un tempo in tutta la fascia equatoriale del continente africano dove attualmente si trovano ben venticinque paesi e si può stimare che, verso la fine del diciannovesimo secolo, ce ne fossero, nelle foreste africane di quest’aerea, circa due milioni di individui. Il loro comportamento assomiglia a quello dell’uomo sotto diversi profili: ad esempio per i legami a lungo termine tra gli individui di una famiglia, per il lungo periodo di dipendenza dei piccoli alla loro madre, per la gestualità che comprende abbracci, baci, strette di mano, pacche sul dorso, per le capacità intellettive che permettono persino la costruzione e la manutenzione di strumenti e per le sviluppatissime capacità espressive che permettono di comunicare emozioni quali la gioia, la paura, la tristezza, la felicità o l’apprensione. Purtroppo il loro habitat è stato in gran parte distrutto e tuttora è gravemente minacciato dall’espansione delle comunità umane e dalla distribuzione delle foreste allo scopo di ricavarne legname pregiato e spazi per le coltivazioni. Inoltre la diffusione di malattie quali ebola o altre infezioni che possono essere loro trasmesse anche dall’uomo, non ha fatto che aggravare la già minacciata sopravvivenza di questa preziosissima specie.

 

Oggi, infatti, gli scimpanzé sopravvivono solamente in una ventina di paesi, per di più suddivisi in diversi nuclei frammentati e popolazioni isolate ed una stima della popolazione totale si aggira intorno agli 80.000/100.000 individui allo stato libero. Si è portati a credere che, senza un’adeguata ed efficace protezione, questa specie potrebbe essere estinta in meno di quindici anni. In alcuni di questi paesi (ad esempio la Repubblica Democratica del Congo), gli scimpanzé vengono abitualmente cacciati per essere addirittura mangiati (la cosiddetta “ bushmeat”), ed in molti altri paesi africani sono l’oggetto di traffici illecito destinati a collezionisti o laboratori di ricerca occidentali ed asiatici. Purtroppo per ogni giovane scimpanzé che riesce a sopravvivere in cattività se ne devono contare almeno un’altra ventina che muoiono per le tremende condizioni in cui vengono segregati e trasportati e per l’enorme trauma che subiscono al distacco dalla madre e dal loro gruppo famigliare (che, quasi sempre, viene eliminato sul posto). Purtroppo, anche in un paese attento al patrimonio naturale come l’Uganda, gli scimpanzé possono cadere vittime delle trappole dei bracconieri, poste sui sentieri nelle foreste per predare cinghiali e piccoli ungulati, incappando spesso nei loro lacci d’acciaio.

 

Per queste ragioni gli scimpanzé sono nella lista delle specie minacciate e sono protetti in molti stati (non in tutti purtroppo) dai regolamenti CITES (Convention for International Trade of Endangered Species). E, come dice da anni la famosa primatologa Jane Goodall che tanto si sta impegnando per la conservazione di questa specie, quando perderemo gli scimpanzé allora avremo perso qualcosa di noi uomini, perché capire meglio gli scimpanzé permetterà di capire meglio anche noi stessi.